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	<title>I migliori vini della nostra vita &#187; Antiques</title>
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	<description>Luciano Di Lello</description>
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		<title>Les Cretes</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2015 09:05:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lucianodilello]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Antiques]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Non è una vendemmia lontanissima, lo so. Parliamo però di un vino bianco. E le nostre tradizioni in questo senso non raccontano di una longevità esasperata. La 2002 inoltre non si porta certo dietro la fama di grandissima annata. </p>
<p>Va però tenuto presente come l’andamento climatico veramente negativo ci sia stato a partire dalla seconda metà - fine di settembre, penalizzando così pesantemente la maturazione delle uve rosse. Ho, ad esempio, ricordi di magnifici Sauvignon e Chardonnay dell’Alto Adige targati 2002. </p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><b>Chardonnay Cuvée Bois 2002    92</b></p>
<p>Non è una vendemmia lontanissima, lo so. Parliamo però di un vino bianco. E le nostre tradizioni in questo senso non raccontano di una longevità esasperata. La 2002 inoltre non si porta certo dietro la fama di grandissima annata.</p>
<p>Va però tenuto presente come l’andamento climatico veramente negativo ci sia stato a partire dalla seconda metà &#8211; fine di settembre, penalizzando così pesantemente la maturazione delle uve rosse. Ho, ad esempio, ricordi di magnifici Sauvignon e Chardonnay dell’Alto Adige targati 2002.</p>
<p>Voglio anche dire che l’Italia è assai lunga e variegata. Già dunque è difficile ed erroneo timbrare una vendemmia in modo univoco per tutta la penisola. Le uve bianche inoltre guadagnano da un’estate più fresca. E nella stragrande maggioranza dei casi con il 15-20 di settembre sono già tutte in cantina.</p>
<p>Questo Chardonnay poi è una delle folgoranti apparizioni del nuovo millennio, da filari coltivati a Guyot con 7500 piante per ettaro, poste tra i 550 ed i 750 metri di altitudine ad Aymaville e a St. Christophe lungo il corso della Dora Baltea, poco prima e poco dopo Aosta. Il vino viene poi elevato sui propri lieviti per 10 mesi in botticelle da 3 quintali di rovere francese e con continui batonnage.</p>
<p>Il suo colore è oggi ancora bellissimo ed appena carico. Il naso è di estrema classicità varietale ed assieme appetitosissimo, con dolci toni di crosta di pane che si aprono al burro grigliato, al miele, alle spezie in una sensazione di lunga preziosità aromatica.</p>
<p>La bocca così si apre fresca, quasi piccante nella sua penetratività, al tempo stesso dolce e sapidamente minerale. Gran bianco bellissimo e acuto, magnifico da bere, elegantissimo, colto e sostanzioso, che rimane meravigliosamente tra le labbra con le sue stimmate di dolcezza. Sembra abbastanza prossimo all’apice, su cui potrà mantenersi poi per altro tempo, frutto com’è di una magnifica estate fresca.</p>
<p>Tra i migliori vini bianchi che ho assaggiato nell’anno.</p>
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		<title>Hofstatter</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2015 09:03:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lucianodilello]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Antiques]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Uscito per la prima volta con la vendemmia ’87, è il vino che ha immediatamente segnalato l’Alto Adige (se non l’unico) tra quei pochissimi territori al mondo che potevano dare una propria  voce al Pinot Nero, ovviamente Borgogna a parte. </p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><b>Pinot Nero Barthenau Vigna Sant’Urbano 1997     92-93</b></p>
<p>Uscito per la prima volta con la vendemmia ’87, è il vino che ha immediatamente segnalato l’Alto Adige (se non l’unico) tra quei pochissimi territori al mondo che potevano dare una propria  voce al Pinot Nero, ovviamente Borgogna a parte.</p>
<p>Questo grandissimo vitigno, difficile proprio perché fedele al territorio d’origine, e tanto sensibile alla terra su cui poggia da aver fatto suddividere la Borgogna in microfazzoletti di vigne, proprio perché l’esito in profumi e sapori può essere diversissimo da un filare all’altro, qui, in particolare tra Mazzon e Montagna (ma non solo) trova delle piccole aree elette. E il Vigna Sant’Urbano ne è una dimostrazione perentoria, appunto con una sua storia già lunga, visto che il Pinot Nero vi era stato impiantato già nella seconda metà dell’Ottocento.</p>
<p>Siamo dunque a Mazzon, a 400 metri di altitudine e su un terreno di incrocio morenico di diversi ghiacciai, il cui disfacimento ha portato ad una composizione minerale quanto mai ricca e composita, fondamentale nella particolarità di questo vino.</p>
<p>Avevo assaggiato la vendemmia 1997 in una mia visita in Alto Adige nell’estate del 2000, quando era ancora in affinamento (sarebbe uscito poi nella primavera del 2001), partecipando ad una verticale completa del Vigna Sant’Urbano (tra gli ospiti ricordo anche un paio di enologi di Borgogna). Una di quelle lontane degustazioni che è impossibile dimenticare perché ti aprono e ti chiariscono dei mondi. E ti fanno scoprire come in casa tua stiano nascendo delle gemme che si consolidano via via in ogni annata, visto che le punte di quella verticale furono la ’87, ’89, ’90, ’93 e appunto ’97 (la 1995 risultò ingiudicabile per un problema di tappo).</p>
<p>La vendemmia 1997, ancora in piena evoluzione, sembrava quel giorno un gigante trattenuto, con un corpo, una concentrazione che forse il Vigna Sant’Urbano non aveva mai avuto e con un’anima balsamica che appena si intravedeva, ma come racchiusa dalla forza del vino.</p>
<p>Ritrovare ora questa bottiglia è stata una gioia e poi un vero splendore assaggiarla, con i suoi profumi di grande euritmia che non facevano che crescere nel bicchiere, sempre più vasti ed ampi, dalle straordinarie, ricchissime suggestioni ed eleganze, a partire dal primo impatto suffuso di soavi petali di rose, alla dolcezza poi del cassis, alla liquirizia, alla gomma bruciata e il tutto in una sensazione di infinita spazialità balsamica, assieme ad una sonora, fisica raffinatezza.</p>
<p>Anche la bocca è apparsa infinitamente equilibrata e assieme cremosa, soffusa di deliziosi e complessi sapori, in una trama di mineralità armoniose grondanti di superbo goudron. Vino che non ha ancora toccato l’apice ed ha possibili margini di crescita.</p>
<p>Ho campioni più recenti di questo vino, che vanno dalla 2007 alla 2011. A questo punto la curiosità è molto alta e farò presto una verticale del nuovo millennio sul Vigna Sant’Urbano.</p>
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		<title>Franz Haas</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2015 09:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lucianodilello]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Antiques]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La Riserva Schweizer era stato nei miei assaggi di quell’estate 2000 il miglior Pinot Nero dell’Alto Adige, il più complesso e completo (assieme al Vigna Sant’Urbano che, proprio perché non in commercio, non era stato però possibile comparare direttamente, con i due bicchieri fianco a fianco). Un Pinot Nero virile, carico, di notevole impatto e forza, con un naso possente e pieno, per quanto era carico di grinta ed energia, che nasce da vigneti tra Mazzon e Montagna esposti a Sud, Sud-Ovest con alta fittezza di filari che vanno dai 350 metri di altitudine ai 700, in un’estrema, composita varietà di suoli. Il vino è stato elevato poi in barrique nuove al 100% per più di un anno.</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>Pinot Nero Riserva Schweizer 1997     92</b></p>
<p>La Riserva Schweizer era stato nei miei assaggi di quell’estate 2000 il miglior Pinot Nero dell’Alto Adige, il più complesso e completo (assieme al Vigna Sant’Urbano che, proprio perché non in commercio, non era stato però possibile comparare direttamente, con i due bicchieri fianco a fianco). Un Pinot Nero virile, carico, di notevole impatto e forza, con un naso possente e pieno, per quanto era carico di grinta ed energia, che nasce da vigneti tra Mazzon e Montagna esposti a Sud, Sud-Ovest con alta fittezza di filari che vanno dai 350 metri di altitudine ai 700, in un’estrema, composita varietà di suoli. Il vino è stato elevato poi in barrique nuove al 100% per più di un anno.</p>
<p>All’assaggio di allora questo Pinot Nero presentava un magnifico disegno varietale perfettamente delineato su un frutto potente, carico di vigore, di pienezza e quasi bilanciato dalla forte tostatura dei legni. Gran rosso che aveva bisogno solo di tempo.</p>
<p>E lo ritrovo così oggi, a distanza di 14 anni e mezzo.</p>
<p>Il tappo è magnifico, ancora perfetto e morbido, che si estrae senza problemi. Il vino scende nel calice con un magnifico colore granato profondo, che è già un annuncio di grinta e forza. Lascio che poi respiri nel bicchiere e la bordata dei profumi arriva fitta, densa, virile e catramata, che si apre man mano e rivela una personalità molto chiaroscurata, severa, fosca, intensissima, che si esprime non in soavità, ma in solide profondità goudroneggianti.</p>
<p>La sua bocca conferma questo carattere di grande Pinot Nero di forza, di virilità e di peso. Le impressioni di ribes maturo si sommano al sottobosco in un corpo grasso, materico, che sfuma in piacevolissime sensazioni mentolate, a conferma ulteriore di freschezza, di energia ancora da dare. Il vino può crescere ancora. Ne possiedo un&#8217;ultima bottiglia, che terrò cara.</p>
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		<title>Bruno Gottardi</title>
		<link>https://www.lucianodilello.com/bruno-gottardi/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2015 08:49:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lucianodilello]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Antiques]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>E’ uno dei migliori Pinot Nero dell’Alto Adige, con un’anima più gentile e delicata, rispetto ai due precedenti. E, attenzione, qui l’annata è diversa e, per come la ricordo, con una lunga estate calda, che può non essere stata il massimo per questo vitigno.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><b>Pinot Nero Mazzon  2000    88-89</b></p>
<p>E’ uno dei migliori Pinot Nero dell’Alto Adige, con un’anima più gentile e delicata, rispetto ai due precedenti. E, attenzione, qui l’annata è diversa e, per come la ricordo, con una lunga estate calda, che può non essere stata il massimo per questo vitigno.</p>
<p>La piccola vigna è, in bella pendenza, nel cuore di Mazzon. E questo Pinot Nero, che in alcune annate produce anche la Riserva, si segnala sempre per la sua magnifica femminilità ed eleganza, come in una sorta di bel Volnay affascinante e sorridente, ma da non conservare poi per tempi eccessivi. Quello che prevale e colpisce in questo vino è la sua soavità, la gentilezza, la trama di un tessuto fantasioso, la franchezza e la gustosità minerale.</p>
<p>L’assaggio odierno ha offerto così un colore granato leggero e luminoso, naso di piccoli frutti maturi su fascinose note varietali che vanno sfumando nel caramello e in una mineralità acuta e dolce, intrisa di sfumature di leggero catrame. Naso che appare sostanzialmente bello e delicatissimo, in un suo traballante apice.</p>
<p>La bocca poi è ancora saporita e piacevole, ma con una componente acida che tracima sul frutto maturo, che va ormai perdendo energia. Vino ancora buono e godibile nella sua classe, ma che 1-2 anni fa doveva possedere l’equilibrio di una maggiore energia e compatta ricchezza di sapori.</p>
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