2015

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Ci sono serate di pura gioia che si aprono all’improvviso, sensazioni di completa beatitudine, di ammirazione estetica che paiono finalmente scuoterti e portare altrove quei cupi pensieri che i fatti di questi giorni, con i loro lutti, le violenze, le sopraffazioni, sembrano averci confitto nella mente, come un filo spinato.

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Viaggio/ viaggio per fuggire altro viaggio. Mi tornano sempre in mente questi versi di Gozzano quando sto per partire. Il fatto è che sono in un’età della vita, in cui ci si muove poco, affondati alle proprie abitudini e ai luoghi, alle facce. Così, in qualche modo, è la casa ormai a diventare lo spazio dei viaggi.

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Questa azienda è stata una delle sorprese negli assaggi. Ed il suo segno è in vini rossi molto caratterizzati e decisi, dai bei colori concentrati, profondi, a sottintendere un importante lavoro di vigna, poi un sapiente uso dei legni e con l’etichetta di Cerasuolo di Vittoria più intensa, importante e spettacolare, tra le tante assaggiate.

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Altra azienda in ascesa con ricchi e recenti investimenti in vigne di diversi poderi dell’aerale, che arrivano oggi a 50 ettari di filari, condotti a regime biologico.

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Isolato in un angolo della “Ciomod” alla periferia di Modica (diversi spazi belli e modernissimi, dove poter gustare il meglio del territorio. E tutto, dall’architettura ai piatti, alle variazioni di cioccolato, ad indicare una giovanile e moderna vitalità di ricerche, proposte.

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Con 100 ettari di superficie vitata ed una lunghissima esperienza sul territorio si può considerare questa l’azienda ammiraglia del Ragusano, con decenni di indagini sui terreni, ad individuare quelle caratteristiche li rendono più idonei ai diversi vitigni da impiantare.

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Diciamo subito che gli assaggi sui vini di questa azienda (che molto ci incuriosivano per il lavoro che Arianna Occhipinti sta facendo in vigna ed in cantina) sono stati possibili solo in Sicilia e, di fatto su un unico vino. Né è stato possibile a Roma reperire o ricevere campioni.

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Nel pieno di un torrido e apocalittico luglio romano, obbligati alla città e ad un appartamento senza condizionatore (ma ho pronunciato ormai il voto solenne di farmene installare uno o due al più presto), quando la percezione della temperatura (da quanto andavano annunciando imperturbabili volti televisivi) è intorno ai 49 gradi, quale può essere, seppure non l’unico, ma certamente il modo migliore per sopravvivere?

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Non mi è accaduto molto spesso, però a volte una giornata che si annuncia importante e piena di aspettative può diventare ancora più sorprendente. Non so, la trama di una romanzo, che all’inizio non ti prende, si trasforma in una profonda avventura dello spirito, un primo appuntamento a vent’anni con una ragazza, che ti intriga appena un po’, esplode in una cotta travolgente. Insomma a volte gli avvenimenti ti possono stupire in positivo.

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“Pensi che il mio primo viaggio a Montalcino l’ho fatto nel ’74”.

“Io sono nato nel ’75”.

Può giungere anche una coltellata del genere al sedicente giornalista esperto (e così inevitabilmente anziano), sciorinante di chiacchiere sul privato, quando si entusiasma ad un nuovo vino. E comunque questo è stato l’inizio della mia conversazione telefonica con Pierre-Jean Monnoyer, giovane autore dei Brunelli di Casa Raia, il nome nuovo scoperto a Benvenuto Brunello 2015 (162 assaggi di fila, con le ultime tracce frontaliere di purissimo smalto lì lì per sbriciolarsi e lo spettro angoscioso di un ineluttabile futuro in dentiera).

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