lucianodilello

È qualcosa che probabilmente riguarda la storia del nostro paese da millenni, dal pater familias con i suoi clientes, al sistema feudale che si è polverizzato, replicandosi in infinite molecole davvero fino ad oggi. Il nostro è un sistema semicomunicante di ferrei centri di potere, immarcescibili e onnivori, grandi e minuscoli, dichiarati e nascosti, che si perpetuano, imbrigliando il nostro futuro da sempre. O ne entri a far parte o sei zero.

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Ecco dunque, dopo il precedente articolo sul mio rapporto con i vini storici di Bolgheri, il risultato sui suoi migliori rossi emergenti.

E’ il frutto di assaggi iniziati alla fine del 2016, accurati, lenti, ripetuti, che hanno avuto anche il malessere di dover escludere quanto non mi convinceva del tutto.

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In quella che è stata la mia storia il Chianti Classico ha ricoperto il ruolo di territorio più ricco e sorprendente per tutti gli anni ’80 e ’90. Quando ogni nuovo viaggio mi confermava come lì nulla rimanesse statico, con continui nuovi vini ed etichette ad apparire, ad incuriosirmi. E tutti gli assaggi diventavano pure avventure dello spirito, in un fuoco d’artificio di ipotesi e sapori, dentro quello che è stato per vent’anni il nostro più grande laboratorio a cielo aperto di sperimentazioni gustative e dunque estetiche.

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Del primo assaggio del Dante Marramiero ho un ricordo indelebile, che si riallaccia alla storia della mia famiglia. Potrebbe (adesso lo racconto) sembrare non lieto e certamente non lo è. Però il vino, nelle sue etichette più importanti, ha scandito tutta quella che è stata la mia vita dai 23-24 anni in poi.

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Onorate i padri. Potremmo per una volta iniziare anche così, un po’ sul solenne. Visto che il Montepulciano d’Abruzzo devo averlo avuto negli occhi e nella mente da quando sono nato. Un paese della Val di Sangro ha dato origine a tutto quello che sono, ad entrambi i miei genitori e non so a quante generazioni alle loro spalle.

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Ci sono serate di pura gioia che si aprono all’improvviso, sensazioni di completa beatitudine, di ammirazione estetica che paiono finalmente scuoterti e portare altrove quei cupi pensieri che i fatti di questi giorni, con i loro lutti, le violenze, le sopraffazioni, sembrano averci confitto nella mente, come un filo spinato.

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Viaggio/ viaggio per fuggire altro viaggio. Mi tornano sempre in mente questi versi di Gozzano quando sto per partire. Il fatto è che sono in un’età della vita, in cui ci si muove poco, affondati alle proprie abitudini e ai luoghi, alle facce. Così, in qualche modo, è la casa ormai a diventare lo spazio dei viaggi.

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