2014

Potremmo dire: la conferma. Perché che il Nero Buono sia un vitigno importante, in grado di dare luogo a vini di qualità impensabilmente alta, ne siamo convinti da tempo. Ma, affinché questo arrivi poi al pubblico, occorre che siano tante le etichette da questo vitigno a sorprendere.

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Parliamo dell’apripista ai grandi rossi moderni del Lazio. Era intorno al Natale del 1993, quando lo assaggiavo per la prima volta, appena svinato, nella vecchia cantina della Falesco assieme a Riccardo Cotarella. Il nome del futuro vino era ancora tutto da decidere, ma quel Merlot aveva una marcia in più.

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Il fatto di aver ritrovato in cantina una bottiglia di Vigna del Vassallo 1997 (allora così era possibile chiamarlo) ha reso questo nuovo assaggio del Vassallo ‘11 (tale il nome moderno del vino, in quanto al termine “Vigna” si può accompagnare solo un toponimo di comprovata storicità) certamente ancora più intrigante.

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Questa etichetta rappresenta la migliore selezione sulle uve bordolesi aziendali, che qui nel comprensorio di Atina, una particolarissima enclave nella valle del Comino, circondata da monti che la isolano dalla calura dell’Agro Pontino, ma anche dai venti freddi del Centro Appennino, hanno una loro storia assai antica, anche se poco conosciuta.

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E’ la sorpresa del gran rosso biologico. E primo risultato di altissimo profilo di un’azienda nel complesso giovane (nata nel 2003), dove nuovi vigneti vanno maturando su selezioni di antichi vitigni territoriali.

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Il Syrah Morrone ci ha colpiti sin dal primo apparire con la vendemmia 2004, vino in cui ha un ruolo anche la mano di Franco Bernabei che, assieme al figlio, segue l’azienda. E’ un Syrah innanzi tutto che nasce in Sabina, in un areale dunque fresco, a buona altitudine, con un microclima continentale dalle buone escursioni termiche, senza eccessi di calore, anche nei periodi più torridi altrove.

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Vajoscuro 2011  90-91 Dal vino contadino al Cesanese di razza. Nelle ultime annate il Vajoscuro si è rivelato un Cesanese del Piglio di autentica aristocraticità, solido, potente, calibrato, dal carattere un po’ chiuso ed austero inizialmente, ma vero, di lavoro, di passione e di vigna. Questo 2011 è assai profondo al colore, i profumi si…

Read more Giovanni Terenzi

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I profumi, la longevità, la classe. Giovane azienda questa (ma con vigne assai vecchie nel Piglio ed anche a buone altitudini), che dimostra come il Cesanese possa dare certo fragranti vini sapidi e tutto pasto, ma anche Riserve di grande peso e profondità, distribuendo tutta la crescita negli anni di un fascinoso e lungo corredo olfattivo.

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La scommessa vinta. Perché quando ormai molti anni or sono, nel 2004, Roberto Trappolini ci parlò di aver impiantato una nuova vigna a Sangiovese a 6.500 ceppi per ettaro abbiamo avuto più di una perplessità, che del resto manifestammo subito.

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